Portacartelle impilabile – XX

Scheda ARTEFATTI
Nome artefatto: XX
Tipologia di appartenenza: SISTEMA D’ARCHIVIAZIONE – PORTACARTELLE IMPILABILE
Produttore: MAGIS
Designer: JASPER MORRISON
Anno e luogo di produzione (se reperibile): 1998, ITALIA
Dimensioni: 38×26,5×30 cm
Costo di produzione (se reperibile):
Prezzo al pubblico/gratuità (se reperibile): 75 Euro
Individuare a quale categoria appartiene l’artefatto
a) Contenere / conservare prima o dopo la lettura

1)Almeno 3 immagini

This slideshow requires JavaScript.

2)Descrivere l’artefatto nel momento del suo utilizzo/applicazione, evidenziando in particolare l’aspetto più strettamente legato alla lettura (500 parole max)
Portacartelle impilabile. Completo di 6 cartelle con etichette. Questo sistema d’archiviazione svolge la funzione di raccogliere materiale cartaceo (documenti, fogli, fatture…) di dimensioni variabili ma preferibilmente standard (A4) già letto, analizzato e catalogato. È un divisore abbastanza minuto: al suo interno vi sono delle categorie create dai 6 divisori in cartone (cartelle), ulteriormente divisibili mediante l’intervento dell’utente (ad es. con buste di plastica) ma non si tratta di un’azione progettata. L’artefatto viene usato principalmente in ufficio. Il raccoglitore ha anche la funzione del proteggere e conservare i documenti grazie alle sue cartelle resistenti e di renderli disponibili per una facile consultazione. Se si volesse ampliare l’archivio, si possono acquistare ulteriori catalogatori posizionabili lateralmente o impilabili per risparmiare spazio.

3) indicare tre aggettivi che caratterizzano l’artefatto
geometrico – labile – circoscritto

4) Individuare e descrivere le seguenti caratteristiche dell’artefatto.
Qualità morfologiche
Rispondere in maniera discorsiva (max 500 parole) toccando i punti di seguito elencati, se rilevanti. Indicare 2 tag che identifichino le qualità morfologiche dell’artefatto.

a) L’artefatto è composto da un unico pezzo o da più componenti? Se si Quali?
b) Fa riferimento ad una geometria primitiva? Se si quale?
c) Comprende parti mobili (sportelli, cerniere, ecc..) o è un oggetto statico?
d) Con quale tecnica produttiva sono realizzati i componenti dell’artefatto?
e) Se composto da più parti, con quale tecnica sono assemblate le componenti principali dell’artefatto?
f) L’artefatto è disassemblabile in fase di dismissione dello stesso?
g) L’artefatto è riciclabile/riutilizzabile?
Questo portadocumenti è composto da più componenti (4 tipologie): i supporti laterali a croce sono realizzati in polipropilene stampato, i 4 tubi di collegamento sono in alluminio opaco. I supporti per le cartellette e le etichette sono sempre in plastica, mentre le cartelle sono in cartoncino Kraft di colore naturale. L’oggetto complessivo è un parallelepipedo rettangolo tendente alla forma cubica; le croci laterali arieggiano però questa forma alleggerendola. Se si accostano od impilano numerosi portadocumenti, la conformazione dell’insieme può variare, mantenendo comunque un aspetto geometrico, solido e rigoroso. L’artefatto comprende parti mobili: sono le cartellette che scorrono sui supporti tubolari in avanti e indietro (grazie al loro “fermaglio” in plastica), pur mantenendo la propria posizione reciproca. Le cartellette si possono rimuovere (assieme al proprio fermaglio – sono inscindibili) e scambiare di posizione, sebbene sia un’operazione un po’ complessa se i portadocumenti sono impilati. Infine, questi oggetti sono impilabili, anche se una conformazione di questo genere può apparire poco statica e poco pratica per maneggiare i documenti all’interno.
Per produrre i componenti di questo oggetto sono state impiegate diverse tecniche produttive: la “croce” è in polipropilene stampato ad iniezione standard, i tubi di collegamento sono in alluminio anodizzato naturale opaco. I portaetichette, le etichette e i supporti per le cartelle sono stampate in plastica. Le cartellette sono realizzate in cartoncino Kraft (ottenuto per processo chimico: molto resistente). Gli assemblaggi dei vari componenti sono ottenuti ad incastro: i tubi di collegamento vengono parzialmente inseriti perpendicolarmente nei supporti di plastica a croce; le cartellette sono tenute sospese mediante i loro supporti in alto (inscindibili, legati da incastro) che sono inseriti alle estremità nella cavità del collegamento tubolare, permettendo alle cartelle di scorrere. L’assemblaggio ad incastri rende molto facile il disassemblaggio in fase di dismissione: è semplice separare la plastica dal metallo e dal cartone, che vengono avviati cosi al recupero differenziato.
Questo portacartelle ha una vita molto lunga: i supporti sono resistenti e duraturi. Se dovesse verificarsi del logorio, questo andrebbe a colpire innanzitutto le cartelle in cartoncino, che tuttavia si possono sostituire. L’artefatto non è portato per altri utilizzi: quando vogliamo disfarcene si ricorre alla dismissione ed al riciclo, che, come detto, è progettato lucidamente.
Qualità espressivo/sensoriali
(rispondere in maniera discorsiva, max 500 parole, toccando i punti di seguito elencati, se rilevanti). Indicare 2 tag che identifichino le qualità espressivo/sensoriali dell’artefatto.
a) L’artefatto è composto da un unico materiale o da più materiali? Elencali.
b) Ci sono componenti/parti progettate per entrare in contatto con l’utente?
c) Descrivi con 3 aggettivi le sensazioni veicolate dalla scelta del colore dell’artefatto
d) Descrivi con 3 aggettivi le sensazioni veicolate dalla scelta del materiale dell’artefatto
Questo sistema d’archiviazione comprende l’utilizzo di materiali diversificati come la plastica, il metallo e il cartone, elegantemente accostati e in sintonia cromatica fra di loro. L’utente maneggia principalmente le cartellette in cartone, che sono perciò le più soggette all’usura, anche per la proprietà del materiale stesso. Queste sono pensate per essere adoperate con facilità: scorrevoli e visibili grazie alla barretta di supporto, dotata di etichetta catalogativa, aiutano a trovare il materiale contenuto in breve tempo.
Il colore dell’artefatto fa pensare ad un oggetto rigoroso, peculiare nel rapporto con i materiali, e agevolante nel riconoscimento di essi: il grigio è associato al metallo ecc… Il materiale utilizzato dà un’immagine di lindo (pulito e facilmente pulibile), indistinto (a che serve fare un oggetto comune con materiali ricercati e complessi, in fondo?), armonizzato nel contesto e armonizzabile in molteplici ambienti diversi.
Qualità funzionali
(rispondere in maniera discorsiva, max 500 parole, toccando i punti di seguito elencati, se rilevanti). Indicare 2 tag che identifichino le qualità funzionali dell’artefatto.

a) L’artefatto è finalizzato al raggiungimento di un risultato (funzione primaria)?Quale?
b) L’artefatto svolge più funzioni? Quale è la funzione principale, quali le secondarie/accessorie?
c) La comprensione della destinazione d’uso è chiara? (ergonomia cognitiva)
d) L’utilizzo è facile e confortevole? (ergonomia formale)
e) In che modo l’artefatto entra in relazione con la lettura o il supporto (libro, rivista..)? Lo coadiuva, lo influenza, lo condiziona, lo limita, lo ostacola… etc. ? (dettagliare 200 battute)
f) Viene usato in maniera individuale, in gruppo, o necessita di un numero di persone definito per poter essere utilizzato?
g) Si usa da solo o insieme ad altri artefatti (oggetti complementari?)
h) Può essere sostituito da altri oggetti che svolgono funzione analoga, simile (sostitutivi propri e impropri)?
i) E’ un artefatto che può essere autoprodotto o personalizzato?
j) Ha usi impropri?
k) Esistono quante e quali varianti (funzionali: bambini/anziani, culturali: oriente/occidente) di questo artefatto? In cosa differiscono tra loro?
l) L’artefatto richiede una competenza specifica per essere usato? Quale?
m) Viene utilizzato in un contesto specifico? Quale?
n) Si utilizza in pubblico o in privato?
o) Quanto tempo richiede il suo utilizzo?
p) Quali sono gli aspetti positivi di questo artefatto? E quelli negativi?
q) Come questo artefatto potrebbe essere migliorato, reso più fruibile, più piacevole, più efficace, anche per un bacino di utenza più esteso (persone diversamente abili, di differenti nazionalità/etnie/religioni, etc…?)
r) E’ un artefatto che implica un coinvolgimento mentale?
s) L’artefatto è finalizzato alla modifica del supporto/contesto? In modo reversibile o irreversibile?
La funzione primaria del portacartelle è quella di raccogliere e classificare i documenti all’interno delle cartelle, e di rendere una facile consultazione e rintracciabilità del materiale contenuto. L’artefatto può essere sistemato su un ripiano o sul pavimento in posizione facilmente accessibile, accostabile ad altri portadocumenti, impilabili se della stessa linea. L’oggetto ha una funzione sola: classificare il materiale e facilitare la consultazione. Funzione accessoria può essere quella di decoro: è un artefatto pulito che conferisce all’ambiente un certo rigore e professionalità.
La comprensione d’uso è intuitiva: nel contesto in cui viene usato (l’ufficio) la destinazione e l’approccio all’oggetto risultano chiare ed interpretabili facilmente. Quando ci si relaziona alle cartelle, poi, si comprende immediatamente il meccanismo di scorrimento di queste. L’etichettatura semplifica ulteriormente l’interpretazione della catalogazione.
L’utilizzo dell’artefatto è perciò semplice, confortevole se si ha a che fare con un catalogatore singolo: può risultare più difficoltoso, invece, quando i catalogatori sono impilati. Infatti è più complesso estrarre o consultare le cartelle da questa posizione, avendo l’impaccio dell’artefatto sovrastante.
Il portadocumenti in questione coadiuva la “post-lettura” e la successiva “pre-lettura”; serve a raccogliere, conservare e rendere reperibili anche da terzi le informazioni dei documenti contenuti. La classificazione in cartelle facilita molto la suddivisione del genere di materiale. Il metodo di ricerca e di lettura è condizionato dall’approccio ergonomico: come detto, se gli artefatti sono impilati, può risultare difficoltosa la rimozione di una cartella o di un documento; lo stesso vale per l’aggiunta di materiale nuovo.
L’utilizzo di questo portadocumenti, che va a formare un archivio, è solitamente utilizzato da più persone (sia in contesti pubblici che privati): esse ripongono il materiale classificato e lo consultano in tempi diversi. L’etichettatura delle cartelle semplifica questa operazione, rendendo fruibile l’archivio in modo organizzato.
Per svolgere la sua funzione base, l’archivio necessita di materiale cartaceo da contenere; servendosi anche di un’etichettatura (gli utenti devono semplicemente apporre i nomi del contenuto, le etichette di plastica sono già predisposte). L’artefatto si serve quindi delle proprie cartellette, e, all’occorrenza, di altri artefatti simili accostati / impilati per espandere la propria capienza.
Questo portadocumenti può essere sostituito da oggetti analoghi più generici con funzioni simili (classificatori, scatoloni, mappette, cartellette singole…) tuttavia esistono in commercio degli artefatti somiglianti di diverse marche (sostitutivi propri) che differiscono nel design ma non nella funzione. Difficilmente un artefatto del genere può venire autoprodotto (tecniche di lavorazione complesse) tuttavia si può improvvisare, e sostituire i materiali tramite “fai da te” basandosi sul medesimo principio di funzionamento. È un oggetto copiabile facilmente (essendo semplice e ben funzionante, ben pensato) e duplicabile con numerose sfaccettature ma mantenendo appunto l’idea di base.
Non vi sono usi impropri particolari, a meno che non decidiamo di sostituire il contenuto delle cartelle con materiale inconsueto. Comportamenti pericolosi potrebbero riguardare i bambini, se decidessero di arrampicarsi su una torre di archiviatori impilati. Uso improprio potrebbe essere anche l’utilizzo dell’artefatto come supporto per salirci sopra e raggiungere un oggetto collocato in alto; oppure il suo utilizzo come seduta.
Le varianti ritrovabili in questo oggetto riguardano esclusivamente l’aspetto estetico, più precisamente, il colore del supporto laterale a croce: le dimensioni, la funzione, i materiali sono identici per tutte le versioni del portadocumenti. I diversi colori tra cui scegliere sono matt: bianco e grigio chiaro, o lucidi: blu e verde.
L’artefatto, per essere adoperato, richiede quel minimo senso pratico e capacità mentale-organizzativa: lo sforzo principale sta nell’archiviare con criterio e il saper cercare con logica dei documenti. Tutto questo è aiutato dall’etichettatura predisposta e dalla separazione delle cartelle. Richiede un minimo sforzo per essere spostato o alzato/impilato. Un po’ di cura nella pulizia. Gli archiviatori vengono utilizzati generalmente in un contesto “istruito” e professionale: per usufruirne servono capacità cognitive ed essere a conoscenza dei “codici” mediante i quali sono classificati i documenti contenuti. Li si utilizza principalmente nell’ambiente lavorativo chiuso dell’ufficio o dell’abitazione domestica, in un contesto privato; ma anche nelle scuole, nelle sedi di varie attività…il luogo d’utilizzo e la quantità del materiale influenza l’estensione e la capacità dell’archivio. Riguardo alle durate temporali, l’atto del riporre i documenti all’interno delle apposite cartelle richiede qualche istante, a dipendenza di dove vogliamo riporli (se collocato in alto, in fondo…) cercare o prelevare qualcosa può richiedere qualche attimo di ricerca in più, ma è aiutato dal fatto che il contenuto dovrebbe già essere ordinato e reperibile facilmente.
Gli aspetti positivi dell’artefatto sono molteplici, per la categoria dell’oggetto: si possono organizzare e catalogare chiaramente i documenti, segnarli per ordine, e i divisori sono robusti e soprattutto scorrevoli. È un artefatto resistente ed elegante, e si abbina con qualsiasi tipo d’arredamento. È abbastanza pratico da usare, se sono presenti elementi limitati. È facile da montare. È disassemblabile e leggero. Gli aspetti negativi invece sono che, essendo appunto leggero, impilati in gran numero la struttura risulta instabile e sono poco pratici per la ricerca di un documento che sta in alto / in fondo: l’estrazione/la vista delle cartelle sono ostacolate dalla componente sovrastante. Sono limitati nella capienza: uno di questi artefatti contiene solo 6 cartelle e, volendo aggiungerne altre, risulterebbe eccessivamente piena e le cartelle non scorrerebbero. Come conseguenza gli utenti creano da sé dei divisori interni alle cartelle in dotazione.
Sarebbe carino rendere la struttura “allungabile”, cioè fare dei tubi di collegamento telescopici (estendibili) in modo da ampliare la struttura in profondità e dare cosi la possibilità di aggiungere altre cartelle. Sarebbe anche bello poter trovare in commercio le cartelle acquistabili singolarmente. Rendere visibile il contenuto anche se il portadocumenti è collocato in alto. Semplificare l’estrazione delle cartelle e del loro contenuto, renderle più accessibili alla mano quando sono sovrapposte. Dare più stabilità alla struttura impilata.
L’artefatto non implica alcun coinvolgimento mentale, se non per la fase di catalogazione o di ricerca. Serve una minima capacità cognitiva, sapere cosa si sta riponendo o cercando, e conoscere i metodi di organizzazione dei contenuti nello specifico ambito nel quale si sta operando. L’archiviatore non modifica i propri contenuti; possiamo dire che li ordina e li conserva; invece l’artefatto stesso è di per sé aggiornabile e trasformabile nella configurazione. Questa struttura posta in un ambiente può alterarne l’organizzazione spazialmente, visivamente, interattivamente. Il contesto non è comunque modificato in modo permanente: è ricostituibile aggiungendo, rimuovendo, spostando i portadocumenti o riconfigurando la loro disposizione.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s